Attesa per il derby

Matteo Salvini, con la sottile ironia che lo caratterizza, ha definito la giornata del 25 aprile un inutile derby tra fascisti e comunisti. E, come spesso gli capita, ha azzeccato la metafora. Nel sentimento popolare la giornata di quest’anno si è trasformata in una seconda pasquetta. Un giorno utile per allungare il ponte festivo tra Pasqua e 1 maggio. Sul significato storico chiedere alle nuove generazioni. Ne sanno poco o nulla. Le scuole sono chiuse e la maggior parte dei cittadini sono attratti da altre iniziative. Salvini andrà a Corleone, a stare con i poliziotti e Di Maio celebrerà la giornata a Roma con la comunità ebraica. Il Presidente del Consiglio, Conte, presenzierà davanti all’Altare della Patria, nella cerimonia istituzionalmente più importante. Finite, dunque, le presenze unitarie di ministri, sottosegretari, parlamentari, presidenti di Camera e Senato, schierati al fianco del Presidente della Repubblica. Tutti rigorosamente in abito scuro. Immagini in bianco e nero ormai svanite. Dichiara il Ministro dell’Interno: “Fascismo e comunismo non ritornano. Mafia e terrorismo sono i mali del momento”. Come dargli torto? Pure questi sono i segni dei tempi che cambiano. Anche se nessuno rinnega o dimentica il passato. Compreso Salvini.

g.f.

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