Capodanno amaro

Oggi è l’ultimo giorno dell’anno. Un giorno speciale che in tanti festeggiano, giustamente. Ma tanti soffrono. Penso ai lavoratori delle centinaia di aziende che, negli ultimi due anni, hanno chiuso i battenti. Penso alla burocrazia regionale che rallenta e svilisce ogni iniziativa imprenditoriale. Nel mio piccolo, rilevo che i dipendenti della Zir di Siniscola non ricevono lo stipendio da otto mesi. Loro non hanno niente da festeggiare. La lista dei drammi occupazionali, sarebbe molto lunga, meglio evitare. Ma non si possono accettare i toni trionfalistici di un presidente della Regione, che non si rende neanche conto di essere stato già messo da parte, dai suoi sponsor politici, come un imballaggio usato. Questo signore, molto attivo da un paio di settimane, afferma che la Sardegna sta per uscire dalla crisi e si prodiga ad elencare risultati positivi. Lo vada ad annunciare a Portovesme, a Porto Torres, ad Ottana o a Carbonia. Faccia i suoi proclami agli allevatori, agli agricoltori e a coloro che hanno il coraggio di aprire una partita Iva. Lo ripeta ai tanti giovani che stanno costantemente abbandonando l’Isola, per cercare fortune all’estero. Su di lui non aggiungo altro, non ne vale la pena. Mi sento solo di essere solidale con chi soffre e ha poco da festeggiare. E non da oggi.

g.f.

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