Abbanoa

Le recenti dimissioni dell’amministratore di Abbanoa, Abramo Garau, hanno riportato al centro dell’attenzione politica regionale la gestione del Servizio Idrico Integrato. Ossia, l’organizzazione del sistema della distribuzione dell’acqua potabile. Un problema complesso, che nel corso degli anni ha determinato più fastidi che efficienze. Eppure le premesse per la ristrutturazione del gestore unico erano state corrette. Grazie alla Legge regionale n.29 del 17 ottobre 1997, la Regione ha disciplinato la riorganizzazione del servizio idrico ad uso civile, nel rispetto dei principi stabiliti dalla Legge nazionale n.36 del 1 maggio 1994 (la c.d. Legge Galli), a sua volta adottata in recepimento della normativa europea. La nuova normativa regionale ha previsto la razionalizzazione della gestione dell’acqua, attraverso l’individuazione di un unico Ambito Territoriale Ottimale (A.T.O.), di un unico gestore (Abbanoa) e di un’unica tariffa. Una SpA a totale capitale pubblico, costituita dai comuni sardi. Nella realtà, il socio di maggioranza si è rivelato la Regione. La legge era stata emanata al fine di eliminare il sistema precedente, che contava oltre 130 gestori, tra società di capitali e gestioni comunali, con palesi disparita’ di trattamento tra i territori. Esaf, SIINOS, SIM, Govossai, e consorzi vari si spartivano la torta della gestione idrica in Sardegna. Lo spirito della nuova norma era giusto e garantiva equità. La sua applicazione non è stata pari alle attese. Difficile individuare, oggi, utenti che si dichiarino soddisfatti del servizio di Abbanoa. La cronaca politica di queste ore narra di un deciso cambio di rotta. Da un amministratore unico si passera’ ad un amministratore delegato, sotto il controllo di un CdA. Fuoco alle polveri!

g.f.

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