Cartoline da Posada

di Andrea Dalu.

Posada, meta turistica tanto ambita quanto amata dai visitatori, nonché dagli stessi cittadini, presenta la sua vetrina in chiave paesaggistica. Il mare che bagna i 6 km di costa che porta, col vento, i profumi salini. Lo stagno, deposito di biosfera. Il fiume, che percorre longitudinalmente la piana, accompagnando l’acqua in un interminabile cammino verso il mare. Lungo le sue sponde si incontra la natura, la stessa vita, fatta di flora e fauna, che per secoli hanno aiutato la crescita della civiltà. La rocca, che rappresenta la caratteristica principale del paesino, dove dal basso, in periodi più remoti, sorgevano le prime abitazioni e luoghi di lavoro, intervallate da stradine e scalinate che assicuravano agli abitanti un spostamento più rapido, per arrivare alla prima e poi alla seconda cinta muraria, attraverso “sa porta” e successivamente a “sa corva”, che assicurava a Posada l’adeguata protezione contro i nemici. In alto il castello, facente parte dell’allora Giudicato di Gallura della Curatoria di Posada, che sovrasta la piana ed il mare, utilizzato per l’individuazione di pericoli e centro nevralgico dell’allora politica militare e giurisdizionale del Giudicato. Si tocca e si respira la storia, si osserva il panorama che sorge dal mare per poi proseguire nella piana. Indescrivibile la bellezza ed il sentimento di libertà che si provano. Un quadro perfetto se non fosse per la presenza disonorevole della struttura di depurazione che deturpa la visuale. Ammettendo, pur comunque, che esso sia utilissimo e soprattutto necessario per i bisogni dell’intera collettività, rappresenta un intralcio orribile e non in linea con la bellezza del luogo. Capisco, che l’ingombro provocato da tale impianto non possa essere rimosso o dislocato in altre sedi e, comunque, credo che le Amministrazioni Comunali e Statali succedute nel tempo, abbiano preso in carico il problema, pur non arrivando ad una soluzione valida. Una necessaria consapevolezza verso un cambiamento mi sembra indispensabile, proprio perché il nostro bel territorio lo merita. Senza peccare di superbia, e con estrema umiltà, una piccola quanto singolare soluzione potrebbe essere il posizionamento di alberi alti, volti a nascondere quanto accennavo poc’anzi. Oltre ad un meno evidente impatto visivo, il collocamento degli alberi risulterebbe in linea con l’ambiente ed in armonia con la località, in grado di farci sognare, anche per poco, la natura come signora incontrastata e non macchiata da tracce di cemento repellente.

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