I trasporti interni: efficienza e poteri.

di Andrea Dalu.

Il tema dei trasporti in Sardegna è sempre stato una caratteristica comune a tutte le campagne elettorali.

Un articolo pubblicato dall’Ansa il 3 dicembre, appare con il titolo: “L’auto è il mezzo preferito dai sardi”, riprendendo le analisi dell’Osservatorio UnipolSai sulle abitudini al volante degli italiani. In esso, la Sardegna si configura, insieme con la Calabria, la principale regione italiana per utilizzo dell’automobile. Il dato elaborato afferma che nell’Isola si adopera l’automobile per 297 giorni all’anno su una media nazionale di 287 giorni.

Tralasciando quanto concerne il resto dei dati, parlare dell’automobile come preferenza di trasporto, mi sembra un’asserzione poco appropriata, proprio perché ciò che dovrebbe sanare questa enorme inefficienza è affidato al servizio di trasporto pubblico, il quale, però, versa in cattive condizioni, nonostante gli sforzi del gestore regionale responsabile del trasporto pubblico su gomma e dell’azienda nazionale delle ferrovie.

Basti pensare che il tempo medio di percorrenza tra le due più importanti città isolane, effettuato su rotaia, si attesta intorno alle tre ore e mezza e che tali collegamenti molto spesso sono soggetti a dei ritardi dovuti alla longeva età delle infrastrutture. Mentre, per quanto riguarda il trasporto su gomma, ci viene proposta una flotta spesso obsoleta, caratterizzata da una carenza di manutenzione e di collegamenti, talvolta insufficienti, che consentano, effettivamente, al cittadino medio di spostarsi agevolmente con i mezzi pubblici.

Ritengo, dunque, che sia doverosa un’altra constatazione: gli abitanti della Sardegna si trovano costretti ad utilizzare l’automobile come mezzo principale e non come preferenza.

Sono convinto che questa situazione sia dovuta alle responsabilità della classe politica regionale, che per anni non ha voluto, o forse potuto, battere i pugni nei tavoli nazionali per assicurare alla nostra Isola un sistema di trasporti efficiente ed equiparato al resto d’Italia e d’Europa. Per combattere tale condizione, mi sembra opportuno un incremento dei poteri autonomistici, sia per la realizzazione di infrastrutture, che per l’acquisto di mezzi all’avanguardia, in grado di ristabilire quel gap, ormai acclarato rispetto alle altre regioni della penisola, e di indurre e stimolare il residente all’utilizzo di tali reti pubbliche. 

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