Del senno del poi, son piene le fosse

Cinque anni di letargo. Ora, a giochi fatti, la solita pletora di esperti di analisi politiche si accorgono che la Sardegna, difficilmente, avrebbe eletto un europarlamentare. Anci, consiglieri regionali, ex di tutto, adesso sollevano gli scudi, invocando una modifica della legge elettorale europea. Obiettivo: il collegio unico per la Sardegna. Tutto legittimo, per carità. Ma perché solo adesso? In questi ultimi anni, quali iniziative, al riguardo, hanno intrapreso i nostri parlamentari o gli stessi europarlamentari? Nessuna. Hanno tutti vissuto di rendita. Come spesso capita. A parte le nefandezze dell’attuale sistema elettorale, che penalizza indiscutibilmente la nostra Isola, sarebbe più serio ragionare sui numeri. Al netto dell’altissima percentuale di astensionismo, occorre sottolineare che si è verificata un’ampia forbice fra i voti di lista e quelli di preferenza. Soddu, PD, ha preso circa la metà dei voti assegnati al suo partito. A Cicu, FI, ne sono mancati diecimila. A Zedda, FdI, almeno la metà. Todde, M5S, è andata un po’ meglio, intercettando 88.000 voti su 126.000. Male, invece, i candidati della Lega: a fronte dello straripante successo del partito di Salvini, i due candidati Piu e Pilli hanno raccolto 110.000 voti in meno rispetto alla lista. Si tratta di discrepanze che non possono essere trascurate. E’ pur vero che bisogna fare i conti con i candidati della Sicilia, ma uno squilibrio fra voto di lista e candidato regionale è fin troppo evidente. Cominciamo a riflettere sulle nostre responsabilità. Infine, una curiosità, che nulla ha a che vedere con la Sardegna: il 29 maggio del 1176 (843 anni fa) la Lega Lombarda sconfisse, a Legnano, Federico Barbarossa, che guidava l’esercito del Sacro Romano Impero Germanico. Bella storia.

g.f.

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