Disoccupazione e “mandrones”

Politiche attive del lavoro e politiche di contrasto alla povertà hanno prodotto un po’ di confusione. E anche effetti contraddittori. Mi riferisco, in particolare, al Reddito di Cittadinanza ed al REIS. Due misure analoghe, ma, per questo, paradossali. Negli uffici competenti si vaga nell’incertezza. Il REIS è gestito dai comuni, il RdC dall’INPS. Ma capita spesso che un soggetto beneficiario del primo intervento, pretenda il secondo. Anche perché si tratta di un sussidio molto più alto. Qualche giorno fa, in un comune sardo, è andata praticamente deserta una chiamata al lavoro per sette disoccupati. Destinazione: un cantiere comunale. Bello, semplice, pulito. Come è sempre stato. Ma solo due operai hanno risposto all’invito dell’amministrazione. Si è verificata un’insufficiente comunicazione da parte del comune o non ci sono più disoccupati? O, più presumibilmente, è stato un effetto del Reddito di Cittadinanza? Tale strumento, ovviamente riservato a disoccupati con determinate caratteristiche patrimoniali, prevede alcuni obblighi: il beneficiario è obbligato a sottoscrivere un accordo con i centri per l’impiego, con il quale si impegna a frequentare corsi di formazione e partecipare a lavori socialmente utili. Dovrà inoltre accettare almeno una delle tre offerte di lavoro che gli verranno presentate. Nel caso in cui non ottemperi questi obblighi, perderà il diritto al reddito. Ma, nel frattempo, nelle more di queste scelte, trascorrono alcuni mesi. Retribuiti con oltre 1000 euro. Senza lavorare.

g.f.

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