Crisi su crisi

Alla fine, è successo quello che in tanti paventavano. Per i dipendenti della Sider Alloys è arrivata la comunicazione dell’imminente avvio della procedura per la cassa integrazione. Per ora, il personale andrà in ferie. Ma, all’orizzonte, non si intravede uno sbocco. Almeno per i momento. Tutto per colpa del mancato accordo sui costi dell’energia. Il MISE, che è il dicastero competente, non ha ancora deciso al riguardo. Una storia travagliata quella dell’ex Alcoa di Portovesme. Nel febbraio del 2018 avvenne la cessione, agli svizzeri della Sider Alloyd, dello stabilimento, che nei tempi migliori produceva 150 mila tonnellate di alluminio primario. L’operazione avvenne in tre passaggi: Alcoa che vende a Invitalia, l’Agenzia per lo sviluppo di imprese partecipata dal Ministero dell’Economia e Invitalia, a sua volta, che trasferisce la proprietà al gruppo svizzero con la garanzia di 135 milioni di euro di investimenti, dei quali 92 di agevolazioni, 20 del contributo di Alcoa e 23 di SiderAlloys. Con il contestuale impegno di assumere 370 lavoratori. Ai dipendenti veniva assicurato il 5% della nuova Alcoa targata SiderAlloys ed un posto nel consiglio di sorveglianza. Nel maggio 2018 è stato definito il programma di riapertura: una volta terminata la fase di riammodernamento degli impianti, lo stabilimento avrebbe assorbito i primi 50 lavoratori nel settembre 2018 e iniziare a produrre alluminio a partire dal maggio 2019. L’attività produttiva, a pieno regime, quindi con l’impiego degli oltre 370 lavoratori, era stata prevista per settembre 2020. Tutto in fumo. Un sogno che resta di rimanere tale, se il Governo non interverrà tempestivamente. Ancora una triste pagina dell’industria sarda.

g.f.

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