Medici e riforme

L’emergenza causata dal Coronavirus ha riproposto, in tutta la sua drammaticità, il problema della carenza di personale medico in Italia. Un paradosso è questo: “Se abbiamo deciso di richiamare i medici pensionati è perché la situazione è critica”. Lo ha dichiarato, in un’intervista al Giornale, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, qualche giorno fa. Altro paradosso in Veneto: ad una selezione per 80 medici, hanno partecipato 10 candidati. Il Governatore Zaia ha disposto un atto che prevede la possibilità di assumere a tempo determinato camici bianchi in pensione.  Stesse iniziative si stanno adottando in altre regioni. Medici insufficienti, dunque. La causa? Sicuramente i tanti pensionamenti determinati dalla cosiddetta “Quota 100”. Ma, altrettanto sicuramente, su questa situazione così diffusa ha influito l’imposizione del numero chiuso per l’ingresso alle facoltà di Medicina delle università italiane. Si parla di una riforma al riguardo, che potrebbe consentire il libero accesso ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia, Farmacia, Odontoiatria e protesi dentaria, Chimica e tecniche farmaceutiche, Scienze biologiche, Biotecnologie. La proposta giace depositata nella Commissione Cultura della Camera. Perché considerata l’emergenza e le necessità contingenti, nessuno ha pensato di introdurre nell’ultimo Decretone l’abolizione immediata del numero chiuso? Dobbiamo importare anche il personale sanitario?

g.f.

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