Effetti Covid

di Andrea Dalu

Il momento storico che stiamo attraversando è, senza ombra di dubbio, travagliato. L’orizzonte che ci appare risulta essere confuso. Siamo partiti dalla più totale indifferenza, quando la pandemia poneva i primi passi nel territorio asiatico, convinti del fatto che da noi non sarebbe mai arrivata. Ed invece eccoci qui, dopo quasi due mesi di reclusione forzata, iniziamo ad intravedere un piccolo spiraglio che ci permette di uscire con tutta la cautela che il caso richiede. Abbiamo capito in questi mesi il grande sforzo posto in essere da tutti, però è inevitabile opinare al post-pandemia, ovvero quando tutto sarà finito. Ragionandoci su, il primo pensiero che ci passa per la mente è la difficoltà più totale nel cercare di ritornare alla normalità. La cara vecchia normalità che non siamo più abituati a vivere, quella fatta da abbracci e chiacchierate, quella in un tavolino di un bar o di un ristorante, quella che ti permetteva di essere liberi, ma soprattutto di lavorare. Credo sia evidente l’attraversamento di un grosso periodo di crisi economica, che sicuramente scalfirà anche l’avvio della stagione turistica della nostra comunità. Parliamo di un numero ingente di lavoratori stagionali che non avranno la possibilità di stipulare un contratto di lavoro o esercenti che non riusciranno a garantire l’assunzione di personale. Un rapporto di ricerca commissionato dalle Acli, pubblicato oggi ne La Nuova Sardegna, afferma che i posti a rischio sarebbero circa 50mila. Importante è anche la previsione che emerge in merito alla povertà; il rapporto, infatti, accenna che agli attuali poveri sardi (167mila) se ne aggiungerebbero altri 120mila. Suppongo che sarebbe utile provare ad immaginare il futuro della nostra comunità. In che modo saremo efficienti nell’affrontare questa situazione capace di generare disoccupati, esercenti ridotti all’osso e locali sempre più vuoti? Partiamo dal presupposto che le pozioni magiche non esistono, l’unica cosa da fare è quella di rimboccarsi le maniche e di essere uniti facendo perno sul concetto di comunità. Un mio umilissimo parere poggia sul presupposto che gli strumenti politici da utilizzare, da parte di chi ne ha competenza, vedano un abbandono della pratica dell’assistenzialismo e tocchino sempre più il concetto di politica che garantisca ai cittadini un mezzo per arrivare all’obiettivo. Dunque, una politica che sia capace di prevedere introiti economici non solo nel breve periodo, ma che assicuri una stabilità nel lungo periodo. Un ritorno alla terra potrebbe configurare un’opzione da non sottovalutare e, pertanto, assicurerebbe una toppa ai lavoratori stagionali che in diverso modo non avrebbero la possibilità di remunerazione. Ciò si potrebbe studiare attraverso la formula dell’orto comunale. Ovvero, L’Amministrazione Comunale concede ai cittadini, che ne vogliano usufruire, la totale formazione da parte di esperti, i sementi e le attrezzature per l’avvio delle attività agricole. Senza, inoltre, tralasciare anche la permissione degli appezzamenti di terreno comunale, con la probabile riconversione degli usi civici non coltivati o non interessanti dal pascolo, in terre per l’esercizio di tale attività. Si potrebbe pensare, inoltre, anche alla nascita di una cooperativa modellata sulla costruzione di un marchio posadino, nella quale i componenti possano vendere alla stessa i prodotti coltivati. In secondo luogo, mi preme discutere anche degli esercenti. Il tema turismo, ad oggi, risulta molto difficile da comprendere per via degli avvenimenti che stiamo attraversando. Ma proviamo a immaginare un turismo essenzialmente regionale, composto da sardi che si spostano nel nostro piccolo centro. Potremo creare una rete turistica di attrazione, dunque, far nascere un’associazione di comuni isolani che garantisca delle comitive di associati che desiderino visitare, consumare ed alloggiare presso il nostro territorio nel periodo estivo. In tal modo, anche in questo caso, avremo individuato una soluzione che sanerebbe il gap mancante da parte del turisti nazionali e internazionali. Tengo a precisare che entrambe le idee costituiscono uno strumento diverso dall’assistenzialismo. Sono capaci, se utilizzati in maniera consona, di creare introiti per la popolazione posadina; potremo definirle scelte che generano benefici economici nel breve e nel lungo periodo, un meccanismo quasi precursore verso una più equa condizione economica di tutti i cittadini. Naturalmente, le decisioni restano in mano all’Amministrazione Comunale, che potrà esercitare le necessarie verifiche del caso e farsi carico di tutto il processo, alla luce di un ragionamento più ampio. Quello che ho voluto esprimere, in queste parole, è una semplice proposta finalizzata a contrastare l’enorme pericolo economico generato dal Covid-19.

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