A Budelli si cambia

Il Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena imprime un’accelerata ai propri progetti. Per realizzare il programma deciso due anni fa, entro la fine dell’anno eliminerà tutti gli abusi edilizi dall’isola di Budelli, famosa per la sabbia rosa che attrae ogni anno tantissimi turisti. Quest’azione, però, implica anche un’altra scelta: la fine della permanenza del suo ‘custode’, l’80enne Mauro Morandi, che per oltre trent’anni è stato l’unico abitante dell’isola. Già insegnante di educazione fisica, alla fine degli anni ottanta l’ex professore ha lasciato tutto alla ricerca di una vita più semplice, a stretto contatto con la natura. E’ giunto nella splendida isola in catamarano, insieme con i suoi amici. Loro sono ripartiti. Lui, assolutamente ammaliato dal fascino di quel lembo di terra in mezzo ad acque cristalline, è rimasto. Il vecchio custode stava per andare in pensione e Morandi ne ha approfittato per prendere il suo posto, proteggendo le spiagge dai comportamenti incivili dei turisti. Naturalmente, a titolo gratuito. Oggi è considerato un inquilino senza alcun titolo di un bene dello Stato. Nell’agosto del 2017 aveva ottenuto una proroga per la sua permanenza a Budelli, anche per effetto delle 18mila firme raccolte dalla petizione che aveva lanciato online. L’ultimo consiglio del direttivo del Parco è stato impietoso: ha infatti stabilito di procedere con la bonifica totale delle costruzioni presenti, ritenendo che l’immobile conosciuto come ‘la casa del custode’ abbia subito nel corso dei decenni modifiche e trasformazioni. Secondo gli amministratori del Parco, sono state realizzate, almeno in parte, senza alcun permesso. All’avvio del cantiere, Morandi dovrà lasciare l’isola. Non potrà rimanere durante i lavori né ci potrà tornare in seguito. Uno smacco, forse, eccessivo. Ma tant’è. I lavori di demolizioni e di ripristino dello stato dei luoghi, previsti ora, rappresentano la prosecuzione rispetto alla grande operazione di pulizia avviata l’anno scorso, con 9 quintali di rifiuti asportati via mare: plastiche, bottiglie di vetro, legname di risulta, ferro, bidoni, materassi, persino un’enorme boa in metallo. Recuperare l’edificio che si affaccia sulla celebre “Spiaggia Rosa” costerà al Parco 60mila euro. L’idea è di trasformarlo in un osservatorio ambientale.

g.f.

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