Didattica on line e studenti fuori sede. Cosa prospetta il futuro?

di Mara LADU*

L’emergenza sanitaria in corso, e la conseguente emanazione delle misure restrittive per salvaguardare la salute pubblica, hanno determinato grandi stravolgimenti nelle nostre vite, sul piano personale e lavorativo. Nuclei familiari ricomposti, case ripopolate, salotti e camere diventati studi professionali o biblioteche, terrazze (quando presenti) adibite a palestre, palchi musicali e, più in generale, luoghi di condivisone e socializzazione “a distanza”. Cosa ci ha salvati? La rete certamente, che ci ha consentito di stare in contatto gli uni con gli altri, tenerci aggiornati e sentirci più vicini, fino a divenire totalizzante per chi, in questa complessa condizione, ha dovuto trasferire in essa il proprio lavoro o la propria attività di studio e formazione in toto. In questo scenario, le Università di Cagliari e Sassari si sono organizzate per far fronte alle necessità imposte dal coronavirus, nel frattempo dichiarato dall’OMS pandemia mondiale. Lezioni, esami, tirocini, riunioni, convegni, seminari sono stati progressivamente trasferiti in piattaforme dedicate, garantendo così la continuità delle attività per i diversi corsi di laurea. Mentre si perdeva il conto dei giorni e delle ore, mentre svaniva la magia del giovedì universitario e del weekend e pian piano la t-shirt prendeva il posto del maglione, abbiamo assistito anche ai primi laureati on line. Una vera rivoluzione per gli studenti universitari, molti dei quali sono rientrati nei propri paesi, adattando le abitudini consolidate alla nuova realtà. Se da un lato la situazione desta preoccupazione per la perdita di quell’arricchimento personale derivante dal confronto costante con il personale docente e i colleghi, d’altro canto non si può negare che la didattica a distanza potrebbe rappresentare una significativa opportunità per gli studenti in procinto di trasferirsi nei principali centri universitari dell’Isola. Per altro, una eventuale assidua presenza degli universitari, nei paesi della Sardegna, non sarebbe questione da sottovalutare per lo sviluppo sociale ed economico di talune realtà. A parte l’indubbia vitalità e vivacità culturale che caratterizza questa precisa componente giovanile, da considerarsi sempre come valore aggiunto, conseguenze evidenti potrebbero manifestarsi anche nell’organizzazione e nell’offerta di servizi e strutture di supporto. In definitiva, sebbene l’esperienza universitaria rappresenti un’occasione di crescita personale unica, bisogna riconoscere quanto l’attuale fase di transizione serbi “in nuce” grandi potenzialità e possa contribuire a disegnare il futuro di quei centri della Sardegna desiderosi di riaccogliere i propri giovani, offrendo loro opportunità di lavoro e condizioni di vita migliori.

*Architetto – Dottore di ricerca Università di Cagliari

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