Controcorrente

Leggevo su l’Unione Sarda, di mercoledì scorso, un articolo riguardante i manifesti comparsi a Dorgali sulla campagna anti aborto, che hanno provocato reazioni di sdegno da parte di molte giovani donne, compresa la sindaca e la segretaria locale del Pd. Ho letto commenti come: “messaggio inaudito”, “la destra europea che propone il peggio” e ancora rabbia e voglia di strappare i manifesti. Un articolo già fortemente limitato dalla mancanza di una controparte, ma con solo riflessioni di parte. Ebbene, io invece dico: “Ma quanta ipocrisia”. Perché? Il problema dell’aborto non può essere ricondotto alle donne oggetto o soggetto. Qui si parla della dignità della persona in quanto individuo unico e irripetibile, e, se mi permettete, c’è da pensare che anche un nascituro può diventare donna. Mi pare che il suo diritto sia limitato all’oggetto e non al soggetto. E non c’entrano né la destra né la sinistra e neanche la legge che regolamenta l’interruzione di gravidanza. Si tratta di riconoscere che la parità dei diritti valga per ogni individuo. Anziano, anziana, uomo e donna, ragazzo e ragazza, bimbo e bimba, ma anche nascituro e nascitura. E scusate se aggiungo anche che da che mondo è mondo questo tema non può essere ricondotto né a conquiste sociali né ad epoche storiche. C’è la vita di mezzo di chiunque, anche di quelle piccole creature che possono diventare nonni, se si gli dà la possibilità di esistere. Con questo, non intendo assolutamente giudicare chi la pensa diversamente, ma solo riflettere su una questione che spesso diventa oggetto di discussioni unilaterali di noi adulti. E se provassimo ad immedesimarci in chi sta nel grembo materno e pensa che si trova ospite di chi lo dovrebbe proteggere?

Alberto Pos

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