Sardegna nuragica

A Nughedu San Nicolò (SS) le lancette del tempo sono tornate indietro di tremila anni. Nel piccolo centro montano è stato rinvenuto un bronzetto nuragico alto venti centimetri dal valore storico straordinario. Grazie ad una campagna di scavi condotta dal Comune, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Sassari e Nuoro e ad a un finanziamento compreso nel “Piano Scavi 2018” della Regione Sardegna. Il luogo, un tempo sacro, si chiama “Cuccuru Mudeju” e comprende un complesso cultuale con strutture destinate al culto e alla ritualità delle popolazioni che, fra l’età del Bronzo e la prima età del Ferro (1200-1000 a.C.), frequentarono ogni angolo della Sardegna, costruendo prima i nuraghi e subito dopo i propri santuari. «Un sito con una storia travagliata – ha spiegato l’archeologo Franco Campus –, individuato negli anni ’90 in seguito a profondi danneggiamenti da parte dei cosiddetti “cercatori di tesori”, tristi figure assoldate per un pugno di denaro da collezionisti senza scrupoli, che non esitano a mettere a ferro e fuoco il nostro patrimonio culturale. In una parola: fra i peggiori nemici della Sardegna». Parole dure, quelle dell’esperto, che però nulla tolgono all’immenso valore del prezioso reperto né all’eccezionalità della scoperta. La statuina rappresenta un guerriero con un “copricapo a bustina”, dotato di corna lunghissime e ricurve con un pugnale detto “ad elsa gammata” infilato nella bandoliera. Un braccio è piegato e accenna il saluto, mentre con la mano sinistra regge un lungo stocco che, poggiato sulla spalla, tiene un ampio scudo, decorato con un motivo a raggiera, adagiato sulla schiena, sulla quale scorrono due lunghe trecce di capelli. È da almeno vent’anni che il suolo sardo non restituiva uno di questi capolavori dell’arte scultorea nuragica. Una conferma che la nostra storia è ancora tutta da scrivere.

g.f.

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